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Ultraottantenni alla guida del nostro PaeseTutti lo dicono, ma nessuno fa nulla. Quando si parla di giovani tutti i mestieranti della politica si riempiono la bocca dei soliti argomenti triti e ritriti, luoghi comuni di cui, consentitemi l’espressione, ne abbiamo abbondantemente piene le palle. La colpa è anche nostra, perché in molti casi tendiamo ad asservirci al potente di turno per interessi immediati piuttosto che metterci in gioco e sgomitare per raggiungere il risultato massimo; perché si tratta di un cammino più comodo e meno faticoso e perché, in fondo, ci piace trastullarci con la speranza che, prima o poi, la tanto agoniata investitura ci piova addosso come la manna dal cielo. Guardiamoci  intorno, la situazione è talmente squallida da gridare vendetta: viviamo in un Paese in cui chi non ha almeno settant’anni non è nemmeno preso in considerazione per correre come candidato credibile a capo di una delle due coalizioni, per non parlare del Presidente della Repubblica per il quale, se andremo avanti di questo passo, andranno a riesumare la mummia di qualche faraone… Ed i Senatori a vita? Altra vergogna grande come una casa, un vero e proprio corto circuito della democrazia, se si pensa che, grazie ai loro voti, il governo peggiore della storia sia riuscito a campare per diciotto mesi senza aver vinto le elezioni. Ditemi, in quale altra democrazia succedono certe cose? Se non lo sapete ve lo dico io, nessuna. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, prendete i leaders degli altri paesi, da Sarko a Blair, da noi sarebbero a malapena presi in considerazione per qualche ministero senza portafogli! Nelle vene di molti di noi la passione per la politica scorre a fiumi ma, nella stragrande maggioranza dei casi, i capi dei nostri partiti ci lasciano, come ambizione massima, i consigli comunali… altro che candidatura alla Camera o al Senato!